Analisi della cooperazione tra India e Giappone in materia di tecnologia della difesa

da | Dic 20, 2018 | Asia, Primo Piano

Di Titli Basu

Il ministro della Difesa indiano Nirmala Sitharaman durante il Dialogo Ministeriale Annuale sulla Difesa tenuto ad agosto 2018 ha invitato il Giappone a partecipare allo sviluppo dei due corridoi industriali di produzione bellica negli Stati di Tamil Nadu e Uttar Pradesh. Questi corridoi sono volti ad incrementare il complesso bellico indiano e a rinforzare l’iniziativa Make in Indiapredisposta dal primo ministro Narendra Modi. La campagna Make in Indiasi interseca con l’assunzione da parte del Giappone di un nuovo orientamento in materia di sicurezza postbellica e con il suo allentamento della politica di esportazione di armi esemplificata dalla delineazione da parte del primo ministro Shinzo Abe dei “Tre Principi sul Trasferimento dell’Attrezzatura e della Tecnologia Bellica” (“Three Principles on Transfer of Defence Equipment and Technology”) nell’aprile 2014. Da allora, India e Giappone hanno avviato complesse deliberazioni sulle prospettive di rifornimento della tecnologia di difesa giapponese, di sviluppo congiunto e di produzione delle attrezzature belliche.

All’interno della cornice dell’India-Japan Vision 2025, i due paesi asiatici hanno progettato una “partnership orientata all’azione”, che, tra le altre cose, raccomanda una cooperazione nel campo della tecnologia bellica includendo co-sviluppo e co-produzione. L’obiettivo dell’India è di trarre beneficio dalle abilità giapponesi in materia di tecnologia nel suo perseguimento di una modernizzazione del settore della difesa e di diversificare le sue fonti di acquisizione. Lo scopo del Giappone è invece quello di risollevare la sua industria bellica, in fase calante in quanto appena uscita da decenni di divieto di esportazione, attraverso la sua partecipazione a progetti internazionali di sviluppo congiunto, fattore chiave per sostenere la sua base di produzione bellica e di tecnologia così come illustrato nel documento “Strategia sulla Produzione e Basi Tecnologiche della Difesa” (“Strategy on Defence Production and Technological Bases”) del giugno 2014. A questo proposito, il documento fa riferimento alla promozione di una cooperazione con l’India, in aggiunta a Stati Uniti, ai paesi europei, inclusi Regno Unito e Francia, all’Australia e agli stati del Sud-Est asiatico.

In linea con tale orientamento, la cooperazione in materia di difesa e sicurezza è stata identificata come la principale su cinque aree prioritarie per ideare “nuovi progetti distintivi”. Il Giappone è stato riconosciuto come un “partner privilegiato” nell’iniziativa Make in India e i due governi hanno affermato che la cooperazione in materia di tecnologia bellica ha il potenziale di “emergere come l’elemento chiave di relazioni bilaterali di difesa”. I documenti dell’“Accordo sul Trasferimento dell’Attrezzatura per la Difesa e la Cooperazione Tecnologica (“Agreement Concerning Transfer of Defence Equipment and Technology Cooperation”) e dell’ “Accordo sulle Misure di Sicurezza per la Protezione di Informazioni Militari Riservate” (“Agreement Concerning Security Measures for the Protection of Classified Military Information”)  sono stati firmati nel dicembre 2015, ridefinendo il margine di manovra della cooperazione in materia di difesa e preparando il terreno per progetti comuni negli ambiti della ricerca, dello sviluppo e della produzione.

La cooperazione nei settori della sicurezza e della difesa costituisce il nocciolo della Special Strategic Partnership tra India e Giappone. A partire dalla “Dichiarazione Congiunta sulla Cooperazione in materia di Sicurezza” (“Joint Declaration on Security Cooperation”), la cooperazione bilaterale ha ruotato intorno a scambi militari di alto livello e ad esercitazioni congiunte di portata e complessità sempre più ampia, includendo la guerra anti-sottomarini, misure contro le mine, antiterrorismo e così via. Mentre una solida collaborazione in materia marittima costituisce il pilastro principale della cooperazione sulla sicurezza tra India e Giappone in un quadro bilaterale, trilaterale e multilaterale, il commercio di attrezzature e tecnologia bellica attraverso programmi di ricerca congiunta, co-sviluppo e co-produzione è un’iniziativa relativamente nuova. Con lo scopo di sostenere la collaborazione in materia di attrezzature con tecnologie di difesa ed a duplice uso tra governi ed industrie belliche, come anche tra imprese, è stato istituito nel 2017 il Forum dell’Industria Bellica di India e Giappone (the India-Japan Defence Industry Forum), avvalendosi dell’azione dell’Agenzia di Acquisizione, Tecnologia e Logistica del Giappone (Acquisition, Technology and Logistical Agency – ATLA) e del Dipartimento di Produzione Bellica dell’India (Department of Defence Production – DDP). Dimostrando un impegno bilaterale, India e Giappone hanno avviato un nuovo capitolo nella cooperazione nel settore della difesa con il loro progetto inaugurale – Cooperazione in materia di Ricerca nell’Area dei veicoli terrestri automatizzati (UGV)/Robotica (Cooperative Research in the Area of Unmanned Ground Vehicle (UGV)/Robotics) – concordato dai due ministri della Difesa nel luglio 2018. In seguito all’accordo bilaterale sull’attrezzatura e la tecnologia bellica, le discussioni tecniche che hanno coinvolto l’ATLA e l’organizzazione della Ricerca e dello Sviluppo nel settore della Difesa (DRDO) si sono intensificate e sono culminate nel primo progetto di ricerca collaborativo sul “Visual Simultaneous Localization and Mapping (SLAM) Based Global Navigation Satellite System (GNSS) Augmentation Technology for UGV/robotics”.

In vista del Dialogo Ministeriale sulla Difesa tenuto all’inizio di agosto 2018, il quarto Gruppo di Lavoro Congiunto sulla Cooperazione in materia di Attrezzatura e Tecnologia nel settore della Difesa (Joint Working Group in Defence Equipment and Technology Cooperation – JWG-DETC) è stato tenuto a luglio con lo scopo di identificare specifici elementi e aree per la collaborazione relativa allo sviluppo e alla produzione in comune. Il JWG-DETC è stato istituito nel febbraio 2015 in seguito allo storico cambiamento della politica giapponese sull’esportazione di armi accennata precedentemente. Il primo ministro Modi ha incoraggiato il Giappone a partecipare al Progetto 75(I) che cerca di costruire in collaborazione sei sottomarini elettrici diesel dotati di propulsione anaerobica (Air-Independent Propulsion – AIP) per la marina indiana. La marina ha inviato una Richiesta di Informazioni nel luglio 2017 a Mitsubishi Heavy Industriese Kawasaki Heavy Industries, produttori di sottomarini classe Soryuultra-silenziosi, come anche ad altri produttori stranieri inclusi ThyssenKrupp Marine Systems, Naval Group, Navantia, Saab and Rubin Design Bureau-Amur Shipyard. Tuttavia, le due compagnie giapponesi si sono astenute dal rispondere alla RDI forse a causa dell’esperienza del Giappone con le lunghe e difficili negoziazioni riguardanti gli idrovolanti d’avanguardia Utility Seaplane Mark 2(US-2), prodotti da ShinMaywa Industries.

Dunque, mentre il raggiungimento di un ampio consenso a livello di leadership politica è stato semplice, le negoziazioni relative alla cooperazione in materia di attrezzatura e tecnologia bellica si sono rivelate essere abbastanza difficili, condizionate come sono da una complessa interazione di variabili critiche come la competitività in materia di costi, il trasferimento di tecnologia e la politica interna. La ricerca da parte dell’India di una modernizzazione nel settore della difesa e di una diversificazione delle sue fonti di acquisizione rappresenta un’opportunità per l’industria bellica giapponese, che, prima del 2014, era focalizzata solamente sul mercato interno data l’importanza del tsutsushimu (in inglese “to be careful”), comprendente delle restrizioni sul trasferimento di armi che hanno bloccato l’ingresso del Giappone nel mercato internazionale della difesa e la sua partecipazione allo sviluppo ed alla produzione congiunta di armi. Ma orientarsi nel poco trasparente mondo degli appalti nel settore della difesa e delle partecipazioni industriali militari dell’India è una sfida enorme per il Giappone, che è relativamente inesperto della feroce competitività del mercato internazionale della difesa. Inoltre, in un mercato così sensibile ai prezzi come l’India, i policymakers sono influenzati da variabili come la competitività in termini di costi, il trasferimento di tecnologia, la costituzione di una base di produzione nel paese, e la creazione di posti di lavoro. Ma questi fattori determinanti non sono specifici solo dell’India. Nonostante la determinata campagna diplomatica di Abe, il tentativo del Giappone di vendere all’Australia i suoi sottomarini stealth da attacco a propulsione diesel elettrica classe Soryu pesanti 4.000 tonnellate è fallito anche a causa di alcune di queste variabili, oltre che per le priorità tecniche e militari di Canberra. Anche dopo la fine del governo di Tony Abbott e la decisione del suo successore di valutare le offerte, il Giappone ha rifiutato di partecipare a causa della sua esitazione nel condividere la propria tecnologia e della sua avversione a costruire i sottomarini ad Adelaide.

L’India è certamente interessata nel rifornirsi di idrovolanti US-2, che risulterebbero utili per pattugliare le isole Andamane e Nicobare e condurre operazioni di ricerca e soccorso nell’Oceano Indiano. Ma concludere la prima cooperazione in materia di attrezzatura di difesa con il Giappone nell’ambito dell’iniziativa Make in India attraverso la collaborazione tra governi si è rivelato difficile a causa delle complessità relative ai prezzi, alla clausola di compensazione ed al trasferimento di tecnologie. Dunque, nonostante la firma del Memorandum d’Intesa tra Mahindra Defencee Shinmaywa Industries nell’aprile 2018, il comunicato stampa pubblicato dopo l’ultimo incontro tra il ministro della Difesa Sitharaman e la sua controparte giapponese Itsunori Onodera non ha fornito notizie sugli sviluppi riguardanti lo status dell’accordo incombente.

Intanto, le lobby economiche stanno facendo pressioni in entrambi i paesi per promuovere la cooperazione in materia di alta tecnologia. I dati raccolti dal SIPRI dimostrano che l’India è emersa come il più grande importatore di armi tra il 2012 e il 2016, rappresentando il 13 percento del totale globale. Il Forum dei Leader Economici di India e Giappone ha spesso sottolineato la necessità di un solido impegno nelle “aree ad alta tecnologia nei settori della difesa e della sicurezza”. E la Federazione giapponese delle imprese o Keidanrenha dato priorità all’India, oltre che agli Stati Uniti, all’Europa e al Sud-Est asiatico, mentre dichiara l’importanza di promuovere la collaborazione in materia di attrezzatura e tecnologia con i paesi stranieri. Le imprese di difesa giapponesi hanno visitato l’India nell’agosto 2018 continuando sul percorso inaugurato dal Forum dell’Industria della Difesa di India e Giappone tenuto a Tokyo lo scorso settembre per portare avanti la cooperazione in materia di alta tecnologia.

Il Giappone ha previsto il successo dell’iniziativa Make in India per altri settori, con la joint ventureSuzuki-Toshiba-Densoper pacchi batterie a ioni di litio per autoveicoli destinati al mercato interno e globale e l’esportazione dell’automobile Made in India Suzuki Baleno sul mercato internazionale, ma nel settore della difesa le compagnie straniere dovranno essere incentivate ad installare basi di produzione dell’industria bellica in India. L’India ha fatto affari con gli Stati Uniti, la Russia, Israele e altri paesi per un certo periodo di tempo ma il Giappone è un partner relativamente nuovo. Entrambe le parti necessitano di investire più energie nello sviluppo di una profonda comprensione del settore della difesa dell’uno e dell’altro e di carpire le differenze culturali ed esplorare prospettive per una futura collaborazione. La sensibilità culturale è importante quando si ha a che fare con il Giappone. Per il Giappone, collaborare in materia di attrezzature e tecnologie militari è più che un semplice commercio di armi. Esso costituisce una componente molto importante nella più ampia concettualizzazione della sicurezza del Giappone elaborata dal primo ministro Abe e che segue il principio del Contributo Proattivo alla Pace (Proactive Contribution to Peace).

È importante notare anche che una semplice revisione della politica di esportazione delle armi in sé stessa non è sufficiente a promuovere una cooperazione nell’ambito della difesa. Nonostante la solida base di produzione civile (del Giappone) e il suo costituire un pozzo di tecnologia a duplice uso, la competitività in materia di costi e la relativa inesperienza nel mercato globale delle armi sono una sfida fondamentale che l’industria della difesa giapponese deve affrontare. La questione della competitività in termini di costi può essere fatta risalire ai limiti strutturali imposti all’industria militare giapponese a causa del divieto di esportare armi, rendendola molto diversa dalle sue controparti negli Stati Uniti e in Europa. Per rimanere competitivi, le compagnie statunitensi ed europee si sono ristrutturate attraverso fusioni ed acquisizioni come anche joint ventures con lo scopo di raggiungere maggiore efficienza. Al contrario, per l’industria militare giapponese, le Forze di Auto-Difesa sono state gli unici consumatori per decenni. E dato che il livello di acquisizioni del ministero della difesa è piccolo, il costo per produrre l’attrezzatura diventa alto e si traduce in bassi profitti per le imprese. Le limitazioni imposte sull’esportazione di armi hanno ridotto le prospettive di raggiungere un’economia di scala più favorevole.

L’Accordo sulla cooperazione in materia di attrezzatura e tecnologia della difesa ha elevato maggiormente la partnershipstrategica dal momento in cui India e Giappone hanno cominciato discussioni tecniche riguardo le prospettive di cooperazione in materia di attrezzatura e tecnologia. Stando alle informazioni disponibili, in seguito ad intense negoziazioni il Giappone ha ridotto il prezzo dell’US-2 da 133 milioni di dollari statunitensi a 113. Fare progressi nel campo della competitività dei prezzi sarà fondamentale per il Giappone in quanto si rivolge a mercati come il Sud-Est asiatico e l’India. Nel breve termine è probabile che l’interesse si focalizzi su sviluppo e produzione in comune a livello internazionale e sull’esportazione di piccoli articoli invece che di grandi oggetti come i sottomarini. A tal riguardo, l’India dovrebbe tenere in considerazione i radar di sorveglianza, gli strumenti di comunicazione, le tecnologie da guerra elettronica etc. prodotti in Giappone. Mentre l’India attraversa le sfide legate alla sua produzione interna, perfezionando i parametri degli investimenti, consentendo ai produttori bellici di assorbire il trasferimento tecnologico attraverso compensazioni, il Giappone affronta la prova decisiva di rendere la sua industria militare competitiva e globalizzata.

Titli Base. Associate Fellow presso l’Institute for Defence Studies and Analyses (IDSA), Delhi.

Traduzione a cura di Ilaria Guidoni, laureanda in Scienze Internazionali (Università di Torino).
Fonte: IDSA