Santa Sede e Cina: l’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi tra entusiasmi e inquietudini

da | Nov 9, 2018 | Asia, Europa, Primo Piano

Il 22 settembre 2018 il Vaticano e il governo cinese hanno diffuso un comunicato[1] con cui si è data notizia della riunione avvenuta a Pechino, tra Mons. Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati e il viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese Wang Chao, rispettivamente Capi delle Delegazioni vaticana e cinese; durante tale incontro, i due rappresentanti hanno contestualmente firmato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi[2]. L’accordo, la cui costituzione era stata dichiarata come “imminente” nei giorni precedenti alla data di diffusione del comunicato[3], avrebbe l’obiettivo di risolvere l’annosa questione delle nomine dei vescovi nella Cina comunista. Dopo anni di lunghe trattative e tentativi in questo senso, le due parti coinvolte hanno raggiunto un punto di incontro per dipanare le criticità giuridiche connesse all’abitudine propria del governo cinese di nominare, autonomamente rispetto al Santo Padre, i vescovi della Chiesa cinese. Come noto, da ormai quasi 70 anni, la comunità cattolica cinese vive una profonda spaccatura al suo interno: i fedeli si dividono tra coloro che riconoscono la supremazia del Papa, costretti a vivere la loro fede clandestinamente, e coloro che appartengono all’Associazione Patriottica Nazionale, la quale risulta essere la sola religione cattolica ammessa dal governo cinese[4].

L’accordo sarebbe quindi il primo passo concreto verso un processo di riunificazione dei fedeli cattolici cinesi[5], scopo primario per Papa Francesco. Le motivazioni sottese a questo traguardo, sarebbero da ricercarsi nella volontà delle parti di tracciare un canale di comunicazione al fine di ricostituire un dialogo non solo religioso ma anche istituzionale. Non lontanissime sono infatti le vicende funeste che hanno visto l’azzeramento dei rapporti diplomatici della Cina con la Santa Sede in seguito alla fondazione della Repubblica Popolare[6]. In questa prospettiva l’accordo, pur costituendo il risultato finale di un lungo periodo di negoziazione, rappresenta di fatto un punto di partenza, potenzialmente fecondo per entrambe le parti anche alla luce delle attuali dinamiche internazionali[7]. La Cina infatti, attraverso questo passo, compie un’importante apertura al mondo occidentale e persegue un obiettivo di pacificazione delle comunità cattoliche cinesi, con il fine ultimo di prevenire possibili malcontenti della popolazione che potrebbero avere talune ripercussioni negative sulla stabilità sociale, valore irrinunciabile per la Cina[8].

Con riferimento alla natura dell’accordo, non sono tardate le precisazioni da parte della Santa Sede, la quale ne ha voluto sottolineare il carattere esclusivamente pastorale[9], smentendo anche le voci su un’eventuale e conseguente rottura dei rapporti con Taiwan da parte del Vaticano; la smentita sarebbe arrivata anche direttamente dall’ambasciatore della Repubblica di Taiwan presso la Santa Sede Matthew Lee, il quale avrebbe non solo rassicurato il mondo cattolico riguardo il timore di un possibile dietro front nella amichevole relazione diplomatica intercorrente ormai da tempo tra i due soggetti, ma avrebbe anche commentato positivamente il traguardo raggiunto dalla Cina e dalla Santa Sede, proprio in virtù del carattere esclusivamente religioso dell’accordo stesso[10].

Inoltre, l’accordo potrebbe rappresentare l’evento scatenante di una serie di possibili svolte riguardanti realtà estranee al binomio Cina-Santa Sede, interessando altri soggetti internazionali; in particolare, quanto accaduto, farebbe sperare in una possibile visita del Papa in Corea del Nord[11]. E quale modo migliore avrebbe la stessa Corea del Nord per affacciarsi sullo scenario internazionale, tentando un significativo passo in avanti nella sua apertura al mondo, se non quello di invitare il Papa[12]?

Non terminano qui gli aspetti positivi dei quali l’accordo è impregnato. Si è rilevato come l’accordo risulti innovativo nell’aver ammesso, per la prima volta, un principio di divisione tra politica e religione[13], e determinante per aver approntato una soluzione alla questione della nomina dei vescovi, permettendo che da questo momento tutti i vescovi cinesi, designati senza mandato pontificio, siano in comunione con il Papa. Il testo dell’accordo non è stato reso noto anche in considerazione del suo carattere “provvisorio”[14], che richiederà un tempo di verifica al termine del quale le parti si riconfronteranno per decidere eventuali emendamenti o aggiunte[15] e valutarne gli effetti e i risultati prodotti durante il periodo di applicazione. Sembrerebbe in ogni caso che le parti abbiano convenuto una procedura di conferimento delle cariche episcopali modellata su un gioco di reciproche concessioni. Il processo di designazione dei candidati alla nomina vescovile interesserà i rappresentanti delle diocesi (i sacerdoti, più i rappresentanti delle suore e dei laici) con il coinvolgimento del governo cinese, il quale darà una prima approvazione; successivamente seguirà la decisione finale che spetterà esclusivamente al Papa[16].

Un ulteriore segno della fertilità del cammino intrapreso dalle parti è giunto a pochi giorni di distanza dalla firma dell’accordo: alcuni Vescovi cinesi hanno ottenuto le autorizzazioni necessarie per lasciare il paese e partecipare all’assemblea sinodale di ottobre su giovani, fede e discernimento vocazionale[17]. In passato non era mai accaduto che eminenze cinesi partecipassero a tali riunioni e dunque oggi, una siffatta circostanza mostra con maggiore evidenza la volontà del governo cinese di procedere in armonia con il mondo cattolico.

Le reazioni alla firma dell’accordo, che in molti considerano come epocale, non sono state solo positive. Gli attacchi alla scelta operata da Papa Francesco provengono direttamente dall’interno della Chiesa e richiamano le lunghe sofferenze patite negli anni dai cattolici a causa della politica repressiva della libertà religiosa adottata dal governo cinese. Il Papa è accusato di aver “svenduto” la Chiesa al potere politico comunista cinese e di aver offeso la vivida memoria dei cattolici, cinesi e non, dei martiri e delle angherie sofferte e perpetuate nel tempo.

Un’ulteriore accusa al Pontefice sarebbe stata mossa, sempre dall’interno, per la scelta di non rendere pubblico il contenuto dell’accordo. Come sostenuto dal Cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, il comunicato si ridurrebbe a poche parole e poco esaustive: «accettare ed obbedire senza sapere che cosa si deve accettare, in che cosa si deve obbedire? Una obbedienza ‘tamquam cadaver’ nel linguaggio di Sant’Ignazio?»[18]. Anche la non chiara e non nota procedura che le parti avrebbero concordato ha dato adito a pareri negativi sull’accordo; allo stesso modo, la provvisorietà del patto che si presenta aleatoria, non essendone stata definita con precisione la durata; e così anche il vago potere di veto del Papa, che interviene nella scelta dei vescovi, sarebbe disorientante e, nella pratica, svilito a mera eccezione piuttosto che assurto a vera e propria regola[19]. Sono molti, quindi, i dubbi che aleggiano sull’accordo e le domande che spontaneamente potrebbero nascere nel foro interno di tutti i fedeli cattolici.

Tra gli oppositori del Papa e della politica adottata nel suo pontificato, si fa strada una minaccia che potrebbe far vacillare l’integrità del papato. Nel pieno vortice di indignazione che ha investito la Chiesa, ma soprattutto Papa Francesco a seguito del dossier Viganò sul caso degli abusi del Cardinal McCarrick, sarebbe trapelata, precedentemente all’accordo, la notizia secondo cui, lo stesso ex porporato, avrebbe assunto un ruolo chiave e fondamentale nelle dinamiche di ricostituzione dei rapporti diplomatici con la Cina[20]. La questione dà adito a molteplici interpretazioni critiche nei confronti del Pontefice. Molti rivedono in questo elemento, la ragione per il quale il Vaticano sarebbe parso riluttante nell’approfondimento del dossier sulla pedofilia; altri lo trasformano semplicemente in un motivo in più per non essere a favore della sottoscrizione dell’accordo. È questo anche il caso dell’ostilità opposta all’accordo da parte di importanti porzioni del mondo cattolico statunitense (e non solo), la cui intransigente posizione nei confronti dell’accordo si è espressa anche enfatizzando lo scandalo McCarrick e comunque criticando l’astratta legittimazione al comportamento ostile ai diritti umani che la Cina sta adottando; tali posizioni assumono tanto più rilievo nello scacchiere se solo si considera che possono trovare agile e importante sponda nell’attuale presidenza statunitense[21].

In ogni caso, è stato lo stesso Papa Francesco a difendersi dalle accuse e a spiegare le motivazioni che hanno condotto alla stipula di questo accordo con un messaggio rivolto ai cattolici di tutto il mondo[22]. Il Santo Padre ha sottolineato la necessità di intervenire sulla questione relativa alle nomine dei vescovi come punto dal quale muovere al fine di incentivare e sostenere la diffusione del Vangelo e la riunificazione della comunità cattolica in Cina[23], nella costante considerazione delle tragiche vicende delle quali i cattolici, missionari e cinesi, sono stati i diretti protagonisti. A sostegno delle sue parole, il Professor Francesco Sisci, esperto sinologo, ha suggerito a chi sostiene che il Papa abbia lasciato che la Chiesa fosse ‘soggiogata’ dal potere politico cinese, di riflettere su come in realtà questo passo rappresenti una svolta inaspettata, dal punto di vista meramente politico, per la Cina: per la prima volta, infatti, è stato ammesso l’ambito religioso del Papa in una terra nella quale nessuno, prima di Xi Jinping, lo aveva reso possibile[24].

Alla luce di quanto detto, è chiaro che il tanto agognato accordo porti con sé pareri divergenti. L’auspicio della Santa Sede è quello di vedere finalmente raccolti sotto il medesimo sentimento di fede, i cattolici di tutto il mondo, in particolar modo riaccogliendo, nella comunione con essa, quelli cinesi. L’intesa raggiunta con questo accordo potrà essere certamente ampliata e ingenerare conseguenze positive ulteriori; vero è che la presenza di una rappresentanza stabile e reciproca presso entrambi gli stati faciliterebbe le interazioni e il dialogo. Si prospetta quindi la possibilità che l’accordo, oltre a disciplinare l’ambito prettamente pastorale, faccia da apripista alla risoluzione dei controversi rapporti diplomatici fra le parti.

 

Valentina Petrone è dottoressa magistrale in Giurisprudenza e collabora con le cattedre di Diritto Canonico e Diritto Ecclesiastico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza.

[1] Comunicato circa la firma di un Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovi, 22.09.2018, https://press.vatican.va

[2] G. VALENTE, «Santa Sede e Cina firmano l’accordo sulle nomine dei vescovi cinesi», in “La Stampa”, 22 settembre 2018.

[3] Y. NING, «China-Vatican rapprochement good for Catholics», in “Global Times”, 19 settembre 2018.

[4] Per approfondimenti sulla tormentata storia del rapporto Santa Sede-Cina v. V. PETRONE, Relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Cina: la storia di un rapporto tormentato e le sue prospettive di svolta, Report IsAG n. 112, settembre 2018, consultabile su: https://www.isagitalia.org/primo-piano/relazioni-diplomatiche-tra-santa-sede-e-cina-di-valentina-petrone/.

[5] G. VALENTE, «Il vescovo “clandestino” Wei: con l’accordo Cina-Vaticano superiamo le divisioni tra cattolici.», in “La Stampa”, 25 settembre 2018.

[6] Per un rapido sguardo alle vicende che hanno interessato i tormentati rapporti sino-vaticani si veda: E. ESPOSITO MARTINO, «Santa Sede e Cina: un accordo provvisorio tra dubbi e speranze.», in “Il Caffè Geopolitico”, 3 ottobre 2018.

[7] «Accordo Cina-Santa Sede: p. Spadaro (La Civiltà Cattolica), “non è conclusione di un processo ma suo avvio”. Quattro sfide pastorali», in “SIR”, 4 ottobre 2018.

[8] E. GIUNIPERO, «Santa Sede e Cina. Ecco perché Pechino ha firmato malgrado la stretta sulle religioni.», in “Avvenire”, 22 settembre 2018.

[9] A. COLARIZI, «Cina, accordo Vaticano-Pechino sulla scelta dei vescovi: eletti dai sacerdoti, ma serve l’ok di Partito Comunista e Papa.», in “Il Fatto Quotidiano”, 24 settembre 2018.

[10] VATICAN INSIDER NEL MONDO, «L’ambasciatore di Taiwan: l’accordo Cina-Vaticano non intaccherà le nostre relazioni», in “La Stampa”, 2 ottobre 2018.

[11] «Papa in Corea del Nord? Uno sgambetto di Kim alla Cina (ma Francesco è imprevedibile)», in “Il Sussidiario.net”, 10 ottobre 2018.

[12]I. SCARAMUZZI, «“Il Papa in Corea del Nord sarebbe un passo gigantesco per la pace”», in “La Stampa”, 11 ottobre 2018.

[13] M. MATZUZZI, «Che cosa sappiamo dello storico accordo tra il Vaticano e la Cina», in “Il Foglio”, 23 settembre 2018.

[14] P. RODARI, «Vaticano-Cina, firmato l’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi», in “La Repubblica”, 22 settembre 2018.

[15] L. RUOHAN, Z. YU, «China, Vatican sign provisional agreement on bishop appointments», in “Global Times”, 22 september 2018.

[16] S. FALASCA, «L’annuncio. Santa Sede e Cina, firmata la storica intesa», in “Avvenire”, 22 settembre 2018.

[17] G. VALENTE, «Vescovi cinesi potranno prender parte al prossimo Sinodo.», in “La Stampa”, 26 settembre 2018.

[18] M. MATZUZZI, «Che cosa sappiamo dello storico accordo tra il Vaticano e la Cina.», cit.

[19] R. DE MATTEI, «Il Primato Romano sfigurato dal Successore di Pietro», in “Corrispondenza Romana”, 26 settembre 2018.

[20] M. A. CALABRÒ, «Le ombre del caso McCarrick si allungano sull’accordo tra Santa Sede e Cina per la nomina dei vescovi», in “Huffpost”, 19 settembre 2018.

[21] M. FRANCO, «L’intesa Vaticano-Cina e il ruolo di Trump convitato di pietra», in “Corriere della sera”, 6 ottobre 2018.

[22] Messaggio del Santo Padre Francesco ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale, 26.09.2018, https://press.vatican.va.

[23] M. MATZUZZI, «Il Papa: “L’Accordo con la Cina è perfettibile, sono consapevole dei dubbi e perplessità”», in “Il Foglio”, 26 settembre 2018.

[24] M. C. BIAGIONI, «Santa Sede-Cina. Francesco Sisci (sinologo), “Pechino ha ammesso l’ambito religioso del Papa in Cina”», in “SIR”, 24 settembre 2018.